Talvolta il jet-lag aiuta…

Molto volentieri pubblichiamo questa lettera del nostro Gabriele Amorelli, Presidente dimissionario, dedicata a tutto il Club, di ieri, di oggi e di domani.

Houston, 8 febbraio 2019

Talvolta il jet-lag aiuta…
Mi spiego meglio. La sera delle mie dimissioni ed elezioni di Francesco tra un saluto e un abbraccio si sono fatte quasi le due di notte. Avevo un aereo alle sei del mattino quindi volevo essere alle 4.30 in aeroporto. Giusto il tempo di fare le valigie.
Arrivo in aeroporto e scopro che il volo è stato cancellato, pace, mi reindirizzano su un giro diverso attraverso Parigi. Saltando una notte di sonno in Italia mi sono abbioccato col mal di testa in aereo mentre distribuivano la cena, nonostante la luce perenne dai finestrini dato che il volo insegue il sole.
In qualche modo alla fine, alle 15 di qui, 22 Italiane, atterro a Houston dove la combinazione di raffreddore e serie di decolli e atterraggi mi tappa le orecchie ancor’ora, mentre scrivo, a distanza di due giorni. L’aggiunta del sonno scombinato regola il mio fisico con il fuso orario di Ulan-Bator. Ad ogni modo supero l’immigrazione senza farmi arrestare, supero l’impiegata della hertz che non trovava la mia prenotazione, prendo una macchina, arrivo in albergo, mi faccio una doccia e… sono le 17.30, che faccio? Vado in ufficio da dove tutti stanno più o meno uscendo ma io ho una giornata da recuperare… Tra saluti, abbracci e qualche cosetta da sbrigare si fa ora di cena.
I colleghi mi portano al ristorante Italiano… non perché già mi manchi ma perché qui quando vogliono mangiare figo che devono fare? Sempre da noi devono copiare… Comunque cado bene, cuochi e proprietà sono napoletani e amm’ magnat bbuon.
Rientro in albergo e crollo sul letto.
…ma una cosa mi mancava ancora… questo racconto.
E svegliarsi prima della sveglia alle 5 del mattino almeno aiuta a buttarne giù due righe.
È il racconto dei quasi saluti perché se è vero che ho dato le dimissioni è anche vero che resto nel club come consigliere-consigliori.  Nel nostro club.
Musica ambience please, la colonna sonora de Il Padrino dovrebbe andare bene.
Metto il cotone in bocca e parlo alla Marlon Brando: “Me lo rrrricorrrrrdo il nostrrrrro club quando era piccino piccino. Mi ha preso in braaaaaccio che di scaaaaacchi non ne capivo gneeeeente e mi ha lasciato andare via che di scacchi non ne capisco ancora gneeeeente….”
Scusate, troppo difficile, fatemi sputare il cotone e tornare a scrivere come me stesso.
Però quello che diceva il Padrino era vero, il club di scacchi mi ha insegnato questo. Non basta essere scacchista per essere parte viva di un club. Bisogna essere uomini che guardano il mondo con gli occhi di un bambino, come Alessandro. Bisogna essere delicati come un maestro di shanghai e far reggere una torre di cento legnetti con pochi appoggi come sa fare Fabio. Bisogna essere calmi stile monaco tibetano come è Stefano, sempre pronto a prendere un respiro e fare chiarezza sulle situazioni complesse. Come un’orata al sale non vuole salsine, condimenti e sughi, bisogna essere semplici e pratici, Luca ci insegna. Bisogna essere anche dinamici, veloci e furbi come Be Beep che sfugge sempre al coyote e sta un miglio davanti agli avversari, come Giulio. Bisogna avere l’esperienza della regina Elisabetta concentrata in un battito di cuore grande come dimostra Nicola che in ogni espressione facciale condensa più di una pennellata di Van Gogh. Ma ci vuole anche l’irruenza degli enti-enta anni, la voglia di cambiamento, il senso di giustizia, la linea netta sulla lavagna, il bianco ed il nero che ci mostra Nicolò che, in maniera intransigente, non permette mai che l’acqua ristagni. Dovrei dividere questa storia in capitoli per poter dire tutto quello che ci vorrebbe… si perché bisogna essere anche un po’ Mascetti col nuovo trio d’amici miei: Roccanti-DelleRose-Soremic che con la scusa di far fare attività ai ragazzi due col… ehm… spinte alle regine non se le fanno mancare.
Va beh non possiamo nemmeno dimenticare nella storia del club personaggi fantastici come Tony, incredibile benefattore ma anche Stavros, un altro Luca, persona splendida e dalla miccia corta che amavo avere come voce dissonante ma intelligente e sicuramente più che appropriato, e ancora Pierluigi con i suoi stupendi racconti, Petri il mio primo insegnante, Maurizio il divulgatore, alunno della nonna di mia moglie nei tempi che furono, un paio di altri Paolo, ancora Stefano, Gabriele, Lorenzo, Giulia, Francesco, Marco
E se vado ancora più indietro… Va beh, mi sto perdendo tra i ricordi e questa piccola lettera sta assumendo i toni della narrativa… Si, era il momento della commozione.
Ho ricevuto un sacco di messaggi calorosissimi per questi anni passati insieme, anche da fuori Italia, ne sono orgoglioso. Ognuno ha lasciato un pezzetto di sè al Club e preso un pezzo del Club dentro di sè. Malcitando un filologo romanziere più grande di me posso dire che conosco la metà di voi solo a metà e nutro per meno della metà di voi metà dell’affetto che meritate. Criptico… come questi momenti, ma il senso è quello.
Lo avrete sentito da me mille volte ma lo ripeto: il nostro Club non è un “one show man“, nulla sarebbe stato possibile da soli. Il Club è merito di tutti, ogni singola presenza in sede nelle serate di apertura conta, ogni riunione del direttivo conta, ogni bonifico conta, ogni mail conta, ogni messaggio in chat lo stesso.
E, devo dirlo, sicuramente nulla sarebbe stato senza la pazienza di Ginevra, statua d’oro accanto al David. Beh sì merita anche una statua d’oro a Port of Spain al centro di Queen’s Park Savannah per seguirmi nelle Antille… ma questa è un’altra storia.
La storia che stiamo raccontando noi parte tanti anni fa ma ciò che è più importante è che continua nel 2019 con il Memorial Pailli, col Memorial Farnesi, col Sociale Firenze Scacchi, con i tornei giovanili e con il Florence Move.
Ahhh, il Move… Nato da una zampata leopardina di Silvio (non potevo non citarlo, uomo, devo ammetterlo, di abilità non comuni) a Palazzo Vecchio è stato da noi reinventato altre sei volte. Con le nostre sole forze. Siamo passati dal Palagio di Parte Guelfa, dal Tepidarium del Roster, dall’Istituto Geografico Militare. Sette edizioni con afflussi da ogni dove. Siamo passati d farci dare materiali da 4 club diversi e a spezzarci la schiena caricando tavoli a chiedere supporto solo al crt per qualche orologio.
Sette edizioni ca…spita.
Non sarebbe mai stato così incredibile il mio sogno nel 2012, quando iniziai a muovere legnetti in una stanzetta affollata da molte più zanzare che scacchisti. La realtà supera sempre la fantasia.
Siamo partiti da due club divisi con 10 soci a testa… e ora dove siamo? Siamo in 4 sedi diverse, in moltissime scuole, il più numeroso club della Toscana, senza nemmeno barare con i TSS (va beh cattiva questa), quelli che fanno più corsi, la scuola più strutturata, la squadra in serie A.
Tutto con le nostre forze.
Bravi tutti.
Davvero.
E grazie per averci creduto.
Avete creduto in me ma non solo. Avete avuto la lungimiranza di accettare il cambiamento, la diversificazione, il tentativo, l’investimento, il fallimento talvolta.
Sono stato bene ma non sono mancati picchi emozionali in entrambe le direzioni e spesso mi sono trovato a pensare di aver risposto male a qualcuno, di essere stato talvolta troppo duro, talvolta troppo paziente, talvolta avrei voluto cancellare qualcosa. Ma è tutto parte del gioco.
Non sempre è stato facile, ricordo i primi tempi dopo la fusione in cui ci si divideva in quelli di Vie Nuove e quelli di Rifredi, in noi e voi, in quelli che e quelli che non. Abbiamo superato insieme tutto ciò perché ci siamo resi conto che esiste solo un “noi” che è più che sufficiente a raccoglierci tutti… inoltre è anche più sintetico.
Il club avrebbe potuto essere una rassegna di Elo divisi in categorie scacchistiche e pronti a fare la guerra per affrontare avversari su avversari, una batteria di cannoni addestrati a seconda della fascia… invece è un punto di incontro, sintesi dell’umanità, la scacchiera è in fondo una delle allegorie della vita. E’ gli amici, è la famiglia, è la salute, è il lavoro, è la festa, è lo studio ed è la fantasia. Per noi è stato un bambino che nasce, una operazione importante, un compleanno, una festa popolare, anche morte purtroppo.
E’ condivisione.
Insomma, Firenze Scacchi sta bene. E’ in grande forma, il suo oroscopo dice che nel 2019 lascerà di nuovo tutti a bocca aperta.
Sono contento che Francesco si sia impegnato per fare continuare il viaggio a questa nave. Talvolta timoniere, talvolta vela, talvolta vento, talvolta polena. Certo, Fabio o Stefano per dirne due che stimo ma tanti altri che già conosciamo da anni sarebbero stati assolutamente in grado di farlo ma forse non era quello che volevano, così come non era quello che serve ora a Firenze Scacchi.
Mi piacerebbe dire tante cose a Francesco, un po’ come se gli passassi una cristalleria. Mi raccomando, delicato, qui non scuotere forte, là entra in punta di piedi, lì usa i guanti… ma non è necessario. Francesco è assolutamente in grado di capire da solo e di farsi le proprie esperienze in merito ed ha un team fantastico a supporto. E’ solo un mio vento nostalgico… vedo la banchina allontanarsi e tutte le persone con il fazzoletto in mano e sorrido di contentezza per ciò che mi aspetta con il cuore pieno di quello che è stato finora.
Lo so, sto trascinando il racconto perchè in verità non ho molto ancora da dire. Quello che dovevo dire ce lo siamo detto a voce in pratica, alla cena di fine anno, all’assemblea, i martedì e i venerdì in sede. E non sono nemmeno bravo a trasmettere un riassunto di questi anni. Troppa roba per catturare dei cameo, io sono un paesaggista, non un cubista. Mi basta che ognuno di voi si metta allo specchio dicendosi “quante ne abbiamo passate!”. Ecco, la vostra espressione di quel momento riassumerà l’intensità di quello che non riesco a scrivere in questo finale di partita.
Va beh, mancava solo Beckett. Ma in effetti il parallelismo si presta bene. E’ davvero ora di alzarsi.
Ma no, l’avventura per me non è certo finita! E’ solo una evoluzione, un cambiamento, una parentesi, un sogno di Eraclito.
Ecco, forse potevo scrivere semplicemente e sufficientemente quest’ultima riga:
Grazie a tutti, a presto e buon divertimento!

Gabriele

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